Quando la rilettura in chiave moderna rilancia e rivitalizza l’opera lirica: il caso “Faust” della ditta Ronconi-Pizzi (Teatro Comunale di Bologna, 1975)

Federica Fanizza ripercorre lo strepitoso allestimento di “Faust”, governato dalla mano esperta di Luca Ronconi in brillante vena registica. Andato in scena nel 1975, è ancor oggi tra le più conosciute e celebrate produzioni del Teatro Comunale di Bologna.

La recensione di Duilio Courir – apparsa sul Corriere della Sera del 20 febbraio 1975 – ci offre un accurato esame circa l’impatto che ebbe l’allestimento di Ronconi sul pubblico dei melomani. Così si esprimeva il critico milanese: “Si può presumere che, per contrasto, sia stata anche la più osteggiata da quanti amano, per istinto o per calcolo le comode abitudini fornite dalla tradizione o gli alibi di sospette moralità… Meglio chiudere gli orizzonti abbracciare la routine e preoccuparsi di non turbare quanti a teatro desiderano gli spettacoli liberati di ogni problema. Per fortuna questo partito è rimasto inascoltato e la prova non poteva essere migliore. L’opera di Gounod infatti non poteva trovare una definizione altrettanto lucida, evidente, musicale e penetrante di quella allestita al Comunale: il successo intensissimo, del resto ne sottolinea il valore nella forma più immediata e accessibile. La lettura di Ronconi appoggiata ad una scenografia di sbalorditiva, esatta e funzionalissima bellezza, mette a fuoco la partitura di Gounod, con una chiarezza capace di sorprendenti occhiate nella società del Secondo Impero. Anche figurativamente Pizzi e Ronconi alludono dell’impianto visivo ad un mondo gotico, ad un mondo vagamente faustiano.. si mutano con trascinante invenzione all’apparire delle note del valzer dove si vedono volteggiare le coppie. Straordinaria la figura di Mefistofele che per comprendere il senso della regia ronconiana… si fa simbolo del potere delle corporazioni, …vestito da cardinale… inquisitore mentre con un salto di due secoli riappare nella Notte di Valpurga nei panni di un finanziere, immagine del potere economico”.

Fu certamente uno tra gli spettacoli più complessi, intellettualmente e visivamente più compiuti visti in quegli anni in Italia, proiettando la scena lirica italiana su modelli e progetti all’avanguardia per il lavoro di ridefinizione interpretativa dello spazio scenico. Lo spettacolo salta una probabile cronologia che si potesse basare o sul mito faustiano del XVI secolo o sull’esperienza letteraria di J.W. Goethe nel recupero del mito dell’intellettuale volto alla ricerca senza limiti (sec. XVIII). Perchè si potrà continuare a discutere del problema della leggibilità e dei limiti di un’interpretazione che si discosta, sul piano spettacolare, dalla didascalie dell’autore e dal gusto scenico della sua epoca ma, se si guarda al rapporto fra la partitura musicale e le invenzioni visive e drammatiche, ecco che la compiutezza di un impianto visivo inconsueto e “infedele” mostra, nei fatti, la propria coerente aderenza.

L’operazione compiuta da Ronconi è, in fondo, quella di costringere la musica a spiegare la sua datazione e di confrontarsi con la sensibilità e i problemi del pubblico di oggi. Fu un vero trionfo per tutti. Dominante in scena era il contrasto rosso /nero, creato con drappi e sipari che ricreavano altri spazi e celavano scene e strutture monumentali gotiche che recavano in scena le parti di cori e artisti. Costumi, firmati Pier Luigi Pizzi, che si proiettavano in salti cronologici tra una atemporalità di un’epoca contestuale alla creazione del mito di Faust (sec. XVI) ad un abbigliamento tratto dal clichè da gran ballo di fine Ottocento con tanto di grisette e frack, saloni e boudoirs. Margherita viene estraniata in un campo di fiori. Nel 1985, il Teatro Comunale di Bologna lo rimette in scena. Lo spettacolo non mostra nessuna perdita di efficacia stilistica a giudicare dai commenti di chi ha potuto accostare le due visioni; anzi, ha dimostrato la coerenza e l’evoluzione della ricerca teatrale di Luca Ronconi potendo visionare il complesso della sua produzione teatrale.

Nel 1975 Margherita era Mirella Freni, nel 1985 Daniela Dessi’: due maestre dell’arte del canto che – accomunate nell’esito della vita – hanno condiviso questo ruolo nell’arte del palcoscenico.

Federica Fanizza

Faust

Dramma lirico in 5 atti

di: Jules Barbier, Michel Carré

Musica: Charles Gounod

Personaggi – Interpreti:

Mefistofele – Ruggero Raimondi

Valentino – Walter Alberti

Wagner – Tito Turtura

Margherita – Mirella Freni

Spiebel – Silvana Mazzieri

Marta – Rina Pallini

Personaggi – Interpreti del Monte di Venere Faust – Alfredo Kollner

Aspasia – Mireille Laterrier

Cleopatra – Brigitte Huhn

Elena – Gabriella Cohen

Frine – Alena Pilnà

Maestro direttore e concertatore: Reynald Giovaninetti

Scene e costumi: Pierluigi Pizzi

Coreografie: Giuseppe Urbani

Orchestra e coro del Teatro Comunale di Bologna

Allestimento: Teatro Comunale di Bologna

Prima rappresentazione, Teatro Comunale di Bologna, 18 febbraio 1975

Altro cast: 28 febbraio 1975 – M. Freni, B.Prior, G.Zancanaro

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