Dietro le quinte di “Demetrio e Polibio” al Rossini Opera Festival 2019: i giovani costumisti dell’Accademia di Belle Arti in Urbino

“Demetrio e Polibio”, spettacolo andato in scena per la prima volta al Rossini Opera Festival nel 2010, è frutto di una fortunata collaborazione tra il regista Davide Livermore e la scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino. Le scene e i costumi sono stati ideati ed in gran parte realizzati da un giovanissimo, entusiasta e appassionato drappello di studenti della scuola stessa. In occasione della riproposizione del titolo rossiniano al Rof 2019, Operafashion ha incontrato la prof.ssa Paola Mariani coordinatrice del Laboratorio di progettazione e realizzazione del Costume dell’Accademia di Urbino e costumista responsabile di sartoria delle produzioni del Rossini Opera Festival.

Le sue parole ci hanno riportato ai momenti esaltanti e frenetici del percorso creativo…

Maria Josè Moreno, Lisinga – Demetrio e Polibio, 2010

“A differenza di Francesco Calcagnini [docente responsabile della Scuola di Scenografia dell’ Accademia di Urbino, ndr], io non mi ricordo niente. Forse perché per indole sono affascinata dai particolari e quindi mi succede spesso che di un ricordo mi rimangono il colore di uno sguardo, un gesto solo da me colto, la perfetta armonia che a volte lega una figura, un tessuto, una forma. Mi piace osservare. E del lavoro per la messa in scena del “Demetrio e Polibio” mi ritornano alla memoria prima di tutto il grigio magico della pietra di Urbino, le nebbie insidiose dell’autunno ormai inverno e le luci calde del nostro nido-rifugio-fucina-laboratorio di sempre che è l’aula teatro dell’Accademia di Belle Arti di Urbino. All’interno un drappello di giovani studenti, ora giovani uomini e donne. Sono loro che accolgono Davide Livermore e la sua assistente Alessandra Premoli; sono loro che ascoltano Franco Mariotti che ci racconta di Rossini o meglio che racconta, una volta ancora, dell’ innamoramento e passione per una musica diventata parte fondamentale della sua vita. Credo che la prima cosa che colpì dritto al cuore i nostri giovani scenografi e costumisti sia stata proprio la passione, la foga, l’entusiasmo che Davide e Franco misero nelle loro esposizioni: non si poteva rimanere fermi di fronte a tanto ardore.”

Jessica Pratt, Lisinga – Demetrio e Polibio, 2019

“I mesi seguenti furono mesi di studio, disegni, discussioni, bozzetti, schemi, story board, risate, litigate, incomprensioni, idee fulminanti, paralisi inventive. Tutto e tutti a correre dietro ad una idea registica che alla prima verifica del progetto scenografico, cadde come un castello di carte e fece un gran male. Non mi ricordo cosa non andò, mi ricordo di nuovo la nebbia, questa volta diventata muro nero, grande stop che ci rimandava alla casella di partenza.”

“Noi che siamo grandi lo sappiamo che a volte può succedere di dover ricominciare tutto d’accapo in un progetto, ma vallo a spiegare all’ ardore, al bianco o nero, al tutto o niente di ventenni frementi e appassionati. Eppure ci riuscirono, elaborarono il lutto del primo progetto, pulirono i loro tavoli da disegno, e si misero a pensare ad un altro modo di raccontare la stessa storia. Il risultato fu lo spettacolo che il pubblico andrà a vedere. Bravi!”

Jessica Pratt e Cecilia Molinari, Lisinga e Siveno – Demetrio e Polibio, 2019

“I costumi sono il risultato di uno studio accurato del periodo in cui l’opera andò in scena per la prima volta, il 1812 e dintorni. Si stancarono gli occhi a furia di cercare immagini, riproduzioni, selezionarle, descriverle in un ordinato catalogo di caratteri e sensibilità. Alla fine si scelse, dopo aver molto accumulato e moltissimo sottratto, una linea di costume che dietro una apparente semplicità fatta di frack, gilet, coulotte e abiti di raso, seta e organze dalla vaga reminiscenza esotica e di taglio neo-classico, nascondevano l’idea della complessità dell’intreccio drammaturgico. Due personaggi hanno i capelli neri, due i capelli candidi, unica sostanziale differenza in un mondo che si è risvegliato per il tempo breve del racconto reiterato e sofferto della stessa storia.”

“Non ricordo molto, ricordo il piacere dei ragazzi di metter mano a metri, fili, stoffe, misure, spillini, campionature di tessuti, scegliere bottoni e passamanerie, tutto insieme e per la prima volta. E la loro meraviglia nel vedere che i loro disegni diventavano abiti; le linee si tramutavano in volumi sotto le mani esperte e preziose di Lorenzo, il tagliatore della sartoria del Rossini Opera Festival, e il fare antico e raffinato del confezionare veniva messo in scena solo per loro, dalle mani accoglienti e capaci di Rosalba, Graziella, Nunzia: una magia e una realtà, tutto insieme, come nello spettacolo.”

Riccardo Fassi e Cecilia Molinari, Demetrio e Polibio, 2019

“Molti di quei giovani studenti ora lavorano, in varia maniera, nei teatri e nei laboratori di produzione teatrale, altri non so più cosa stiano facendo. Ma a loro e a tutti gli studenti che da anni si ritrovano a trascorrere una parte della loro vita di studio e conoscenza con me, non posso che augurare ora e sempre di osservare, di innamorarsi delle cose e delle persone, essere folli nel pretendere armonia e bellezza nel proprio lavoro così come ci ha insegnato un signore che si chiamava Piero Tosi.”

I quattro protagonisti del Demetrio e Polibio, 2019

Photos: Scuola Scenografia, Accademia Belle Arti Urbino; Amati Bacciardi

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